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“Benvenuta, o rara bellezza nella mia stanza!

Come eclisse di sole o di luna sei durata, ma non oscurità ma grande luce hai portato.

Ondeggiando cadono i tuoi capelli sulle tue eleganti movenze, mentre sfuggendomi, fai ritornare la temuta oscurità in questa stanza.

Bruciava il sangue nelle mie vene, quando, rossi di fuoco e di passione, sfioravano le tue esili spalle e accarezzavano i tuoi nudi seni.

Ed io perso nei tuoi profumi, con gli occhi pieni di desiderio, e il cuore avido della tua persona, ammiravo le tue splendide e chiare fattezze, che spontaneamente e con amore concedevi alla mia vista.

Tutto ciò, come sogno, dai confusi e sfocati contorni, che mal ricordato è al proprio risveglio, adesso m’appare.

Lontano e irraggiungibile, è quel paradiso che un tempo m’apparteneva, e del quale adesso tu non vuoi farmi essere più parte.
E muta cosi in cenere il mio sangue.

Soltanto fredda cenere, che adesso scorre nelle mie vene, è ciò che di tutto mi rimane.

Ma come l’araba Fenicie, che ogni volta più forte rinasce dalle proprie ceneri, cosi il tuo calore, nuovamente, potrebbe bruciare il mio sangue.”

maxilius

segnalata da maxilius (e-mail) domenica 12 maggio 2002

 

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